Mi piace osservare e studiare la lingua italiana, ed anche la comunicazione, sia pubblicitaria che interpersonale, il tutto senza alcuna base professionale o didattica, solo a livello di pura curiosità.
Nelle mie osservazioni spesso mi sono domandato come mai le persone, mentre parlano o scrivono, o le aziende, mentre fanno pubblicità, decidono di utilizzare un termine non italiano.
Le ragioni che ho trovato sono molteplici, e cercherò qui di elencarle.
Per essere fichi o apparire al passo con i tempi
Credo sia la madre delle ragioni. Quante volte capita di sentir utilizzare una parola inglese e vedere chiaramente negli occhi di chi la pronuncia la scintilla che esprime “hai visto che cosa so dire?”
Sono i classici “Ho un meeting alle 10″, “Quel locale è cool“, “Dammi un feedback“.
Per pigrizia
Personalmente trovo che la pigrizia sia il motivo per cui molte cose non funzionano, nella società e nelle istituzioni, e a volte si usano termini inglesi solo per pigrizia mentale: magari si è abituati ad usare un certo termine perché lo si fa nel proprio campo professionale per velocità, ma al di fuori di esso sarebbe opportuno utilizzare un equivalente italiano. “Ma chi me lo fa fare?”, ci si domanda inconsciamente magari alla fine di una giornata di lavoro stancante, “Tanto mi capiscono lo stesso, mica parlo in ostrogoto”. Poi questo processo mentale inconscio diventa la regola e ci si trova a deliverare o a risolvere issue.
Per attenuare o camuffare un significato
A volte utilizzare la parola italiana vuol dire essere troppo diretti, e ci sono casi in cui è preferibile essere meno espliciti. In un ristorante di gran classe, con sedie di velluto rosso e camerieri con una divisa crema immacolata anche dopo ore di lavoro, difficilmente si chiederà il bagno, ma si preferirà domandare della toilette. E per descrivere un donnaiolo senza essere offensivi si utilizzerà tombeur de femmes.
Curiosamente nella maggior parte dei casi i termini che rientrano in questa categoria vengono presi dal francese, probabilmente per la sua musicalità molto dolce che riesce a far sembrare tutte molto più leggero, almeno alle nostre orecchie.
Perché la Crusca è stata lenta (ma lo è stata davvero?)
Non me ne vogliano i dotti custodi dell’italica lingua, ma a volte ho l’impressione che se ci fosse stata una netta presa di posizione “dall’alto”, le cose sarebbero andate diversamente. Ogni anno, specialmente nella nostra era, nascono “cose” nuove, intese come oggetti e concetti, e ovviamente il nome dei neonati è quasi sempre di origine inglese. Se non si trova subito un analogo italiano, è normale che le persone usino il termine originale con cui sono venute a conoscenza della nuova “cosa”.
E’ vero però che gli italiani sono spesso molto esterofili e poco nazionalisti, e quindi convincerli ad utilizzare topo al posto di mouse sarebbe stato improbo, anche se fosse stato fatto quando ce n’era bisogno, come invece è stato fatto in Spagna, dove il mouse è nient’altro che un raton (topo, appunto).
Perché i pubblicitari ci trattano come idioti
Forse perché sanno che siamo esterofili, forse perché per loro è più semplice, forse perché semplicemente ci pensano come un pubblico facilmente plasmabile.
Spiegatemi per quale altro motivo un’azienda, tra l’altro di origine francese, dovrebbe pubblicizzare i propri prodotti per la pesca delle carpe con lo slogan “Appassionati per il carp fishing!”.
Altrove ci sono multinazionali che cambiano il proprio nome per “calarlo” meglio nella lingua locale: in Spagna, per restare nel paese dell’esempio precedente, Auchan si chiama Alcampo. E noi invece ci becchiamo il carp fishing…
Perché suona proprio bene
Ammettiamolo: a volte una parola o espressione straniera rende un concetto talmente bene e in maniera talmente chiara che trovare un analogo italiano è un’impresa molto ardua, o addirittura superflua.
E magari il suono è proprio quello giusto, la musicalità perfetta per accompagnare il concetto.
Un esempio su tutti? Take it easy!
Perché non esiste un analogo italiano che renda veramente il senso
A volte il significato intrinseco di una parola straniera è semplicemente intraducibile. Prendiamo ad esempio sommelier: la sua accezione odierna, nella lingua francese, deriva da un’etimologia particolare, e il suo significato è cambiato nel tempo, fino ad arrivare a quello attuale. Il Garzanti riporta:
dal provenz. saumalier ‘conducente di bestie da soma’, poi ‘addetto ai viveri’, quindi ‘cantiniere’.
E’ dunque indubbio che sarebbe illogico tentare di tradurre il signifcato di un termine che è cambiato tanto nella lingua originale.
L’elenco non pretende di essere esaustivo, quindi se avete aggiunte… segnalatele!
francesco riflessioni