Un tuffo dove l’acqua è più blu
Se siete fortunati, la prima volta che vi capita di sentirlo siete in agenzia di viaggi, mentre cercano di vendervi un pacchetto all-inclusive in un villaggio nel Mar Rosso o ai Caraibi: “e potete fare moltissime attività, tennis, fitness, acquagym, snorkeling…”. Stop.
Tennis. Ce l’ho.
Fitness. Mpfh. Ma ce l’ho.
Acquagym. Mpfh. Ma ce l’ho.
Snorkeling. Mi manca.
E mentre ascolate la voce dell’agente di viaggi, sfogliate il catalogo con un mezzo sorriso ma pensate… “Cazzo è sto snorkeling? Lo chiedo o non lo chiedo? Ma sì, deve essere una di quelle figate esotiche, tipo bere un cocktail con una cannuccia infilata direttamente in una noce di cocco mentre una massaggiatrice in bikini mi fa un massaggio, sdraiato sotto una palma… Lo chiedo? Ma sì, alla fine lei è qui per spiegarmi il viaggio, quello per cui pago, quindi chiedo!”
E così, dopo aver alzato lo sguardo dal catalogo, con voce sognante e speranzosa, chiedete: “Cosa è lo snorkeling?”
L’agente di viaggi interrompe quello che stava spiegando alla vostra ragazza (ovvero quanto sia bello fare ginnastica alle 8 di mattina mentre si pagano 2.000 euro di vacanza) e vi guarda a metà tra l’impaurito e il disgustato, pensando: “Ecco il solito poraccio che non è mai andato oltre Fregene…”. E, pazientemente, vi spiega cosa è lo snorkeling.
Ma potrebbe andarvi peggio. A me è capitato mentre stavo ascoltando il solito resoconto delle vacanze di qualcun altro. Situazione classica: pausa caffè, colleghi, uno appena rientrato da una vacanza nel Mar Rosso. Si prende il caffè, le solite scenette: io ho finito la chiavetta, aspetta te lo pago io, a me niente caffè che stamattina ne ho già presi tre. Il solito, insomma. Poi tutti in cerchio a girare il caffè in bicchierini di plastica color marrone, guardandosi le scarpe. Il vacanziero, unico abbronzato in questo maledetto inizio di caldissimo luglio, l’unico che si è già potuto permettere le vacanze, dissimula l’attesa facendo un po’ il vago, ma non aspetta altro che la domanda. Che puntualmente arriva.
“Allora, com’è andato il viaggio?”
E subito un fiume di parole sulle bellezze del Mar Rosso, le spiagge bianche, i paesaggi, le donne in vacanza…
“…e poi ho fatto snorkeling, è bellissimo, ho visto delle cose meravigliose…”
Snorkeling? Confessate: quante volte avete sentito parlare di snorkeling negli ultimi anni? Un collega, un amico, un cliente… nessuno vi ha parlato di quante cose meravigliose ha visto facendo snorkeling?
Snorkeling. Non è che mi freghi più di tanto di sentire il racconto della vacanza sul Mar Rosso, l’ho sentito da decine di persone ed è sempre uguale, è come se ci fossi stato pure io ormai, un po’ come la Grecia di Bisio in Rapput. Ma lo snorkeling no.
E sto quasi per farla la domanda, ma mi guardo in giro e tutti annuiscono sorridendo senza mostrare il minimo disagio, danno l’impressione di sapere esattamente di cosa l’uomo sta parlando. Sono l’unico. Snorkeling. E vabbe’, meglio non chiedere, faccio la solita figura del purista italiano che non si abbassa a conoscere le parole inglesi. Mi tocca starmi zitto.
Eppure c’è qualcosa che mi ronza nella testa. Viene da lontano, molto lontano. Io questa parola l’ho già sentita… E mi metto a cercare negli anfratti della mente, nei ricordi di bambino, immagini confuse di strani personaggi colorati… Snorkeling, oggi mi fa venire in mente una roba tipo polipi al naso, ma quando ero bambino? Cosa era? Una favola? No… un cartone animato? Sì! Gli snorky! I cugini sottomarini dei puffi! Quelli che vivevano sott’acqua e avevano una specie di boccaglio sulla capoccia.
Che simpatici che erano gli snorky! Con l’immancabile sigla cantata dall’eterna ventenne Cristina D’Avena e l’obbligatoria collezione di pupazzetti con la forma dei protagonisti (oggi le rappresentazioni plastiche tridimensionali di personaggi famosi e/o immaginari le chiamano action figure o giù di lì, all’epoca si chiamavano pupazzetti).
E con la mente vago nei ricordi di merende con pane e nutella davanti alla televisione a guardare gli snorky, e assumo l’espressione un po’ ebete di chi ripensa ai primi amorini conquistati con un pupazzetto dei puffi (che valeva quanto un diamante!).
Ma poi vedo un movimento tutt’intorno. La ciurma ha finito il caffè e l’abbronzato ha finito i racconti. Si torna a lavoro. Blup! I miei ricordi svaniscono con il suono di una bolla di sapone che scoppia e mentre percorro il corridoio che mi riporterà alla scrivania, guardando il pavimento che scorre lento sotto i miei piedi, comincio a fare i miei conti.
Dunque… gli snorky erano dei mostriciattoli che vivevano sott’acqua. Ok. Questo tizio è andato a Sharm: lo chiama così, senza aggiungere El Sheikh, manco fosse il quartiere in cui vive da vent’anni. Comunque è andato lì. E lì c’è sicuramente un bel mare. Mi dice che ha visto cose bellissime, tra cui la barriera corallina…
Ma sto snorkeling… sarà mica che sto tizio s’è messo maschera e boccaglio e s’è buttato a mare?!?

Beh, snorkeling viene da snorkel, che poi è l’apparato per respirare sott’acqua, ovvero maschera e boccaglio. ;]
Al di là del divertente articolo vorrei sfatare una piccolo falso mito. Molta gente crede che l’italiano, con i suoi sinonimi uguali uguali (ascia, scure, accetta, etc.) sia una delle lingue con più termini al mondo. In realtà, mentre noi ne abbiamo circa 250 mila, l’inglese ne comprende tra i 600 e gli 800 mila.
Per questo motivo è facile trovare parole che racchiudono un concetto che nella nostra lingua avrebbe bisogno di una intera frase.
E così puoi aver fatto “snorkeling” oppure puoi aver “nuotato a pelo dell’acqua con maschera e boccaglio ammirando le meraviglie ittiche e floristiche che il mare ci regala”.
Proprio dove l’acqua è più blu(e)… ;P