C-o-m-p-i-t-a-r-e non è sil-la-ba-re
Chi vuol esser milionario, nella bentornata edizione classica, in cui i concorrenti hanno tempo per ragionare ed evitare di dire castronerie.
La concorrente, che si è già distinta per avere messo a Parigi la Loira e da qualche altra parte l’Eliseo (salvata solo dall’incredulo mormorio del pubblico, che neanche Gerry Scotti ha potuto fermare) si trova a fronteggiare una domanda per la quale decide di fare la telefonata a casa. Il buon zio Gerry, sempre prodigo di consigli per i suoi concorrenti, le suggerisce di fare bene lo spelling della parola. E la concorrente, evidentemente una convinta sostenitrice della lingua di Dante, risponde a mezza bocca: “Sì, vedrò di sillabare… usiamo le parole italiane visto che ci sono!”
Appunto, usiamole. La parola italiana per tradurre spelling è compitazione: poco usata, certo, e forse anche un po’ difficile, anche se personalmente trovo che il suo suono renda bene il suo significato. Ad ogni modo la sillabazione è un’altra cosa. Di-te-glie-lo.
