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Archivio per la categoria ‘abusi di lingua’

Appendiabiti fantasma

23 giugno 2009

La parola “abito” a me piace. Più di vestito. Probabilmente perché è meno usata, e un po’ più raffinata.

Anche complicata, non c’è dubbio, con quella “b” che deve essere accennata solamente, le labbra devono toccarsi appena, per non cadere nella pesante cadenza romana che raddoppia alcune consonanti, tra cui, appunto, la “b”. Prosegui la lettura…

francesco abusi di lingua

Perché non mi ringhi mai?

16 aprile 2009

Me l’avevo segnalato Luca un po’ di tempo fa, ma devo ammettere che sentirlo con le proprie orecchie fa tutto un altro effetto…

Parliamo di un comunicato pubblicitario radiofonico che esorta ad utilizzare uno dei tanti servizi nati qualche anno fa per ottenere informazioni utili tramite telefono (a pagamento, s’intende). Ebbene, l’esortazione viene fatta da una voce squillante che dice: “Ringa 1254!”

Ringa. No, davvero, pensateci un minuto. Ringa. E perché non “colla”? (da to call, e ho sentito dire pure questo). Non ho capito se era un tentativo di ingraziarsi il pubblico molto giovane (che spende soldi per informazioni utili invece che per le suonerie? Mah…) oppure una mossa per cercare di emergere dalla massa dei vari servizi.

Se volevano far parlare di loro, di certo ci sono riusciti visto che io sono qui a raccontarvelo, ma sinceramente non è che in questo modo io venga pushato ad utilizzare il loro servizio…

francesco abusi di lingua ,

Rinnovare o rabberciare?

5 aprile 2009

Striscia la notizia, servizio sulla cumana di Napoli, in cui molte stazioni sono state rifatte senza barriere architettoniche. Bene. Ma i treni sono ancora pieni di scalini e impedimenti per le carrozzine. Male. Ma niente paura. L’amministratore delegato della società che se ne occupa, interpellato in merito alla questione, prontamente risponde: “Stiamo organizzando le cose per procedere ad un revamping dei treni.”

L’inviato di Striscia, al sentire questo termine, non fa una piega, e  il pubblico medio della trasmissione ha senza dubbio capito cosa il tipo volesse fare a quei treni…

Io, invece, che sono notoriamente sotto la media, ho aperto il dizionario Garzanti, che alla voce to vamp riporta:

v.tr.
1 mettere la tomaia a (scarpe)
2 to - (up), raffazzonare, rabberciare; mettere insieme alla bell’e meglio
3 inventare, ideare
4 (sl. dei neri d’America) assalire, picchiare, percuotere ♦ v.intr.1 (mus.) improvvisare 2 (dial.) camminare faticosamente.

Scegliete il significato che preferite. Io sono indeciso tra il 2 e il 4.

francesco abusi di lingua ,

Un tuffo dove l’acqua è più blu

31 marzo 2009

Se siete fortunati, la prima volta che vi capita di sentirlo siete in agenzia di viaggi, mentre cercano di vendervi un pacchetto all-inclusive in un villaggio nel Mar Rosso o ai Caraibi: “e potete fare moltissime attività, tennis, fitness, acquagym, snorkeling…”. Stop.

Tennis. Ce l’ho.

Fitness. Mpfh. Ma ce l’ho.

Acquagym. Mpfh. Ma ce l’ho.

Snorkeling. Mi manca.

E mentre ascolate la voce dell’agente di viaggi, sfogliate il catalogo con un mezzo sorriso ma pensate… “Cazzo è sto snorkeling? Lo chiedo o non lo chiedo? Ma sì, deve essere una di quelle figate esotiche, tipo bere un cocktail con una cannuccia infilata direttamente in una noce di cocco mentre una massaggiatrice in bikini mi fa un massaggio, sdraiato sotto una palma… Lo chiedo? Ma sì, alla fine lei è qui per spiegarmi il viaggio, quello per cui pago, quindi chiedo!”

E così, dopo aver alzato lo sguardo dal catalogo, con voce sognante e speranzosa, chiedete: “Cosa è lo snorkeling?”

L’agente di viaggi interrompe quello che stava spiegando alla vostra ragazza (ovvero quanto sia bello fare ginnastica alle 8 di mattina mentre si pagano 2.000 euro di vacanza) e vi guarda a metà tra l’impaurito e il disgustato, pensando: “Ecco il solito poraccio che non è mai andato oltre Fregene…”. E, pazientemente, vi spiega cosa è lo snorkeling.

Ma potrebbe andarvi peggio. A me è capitato mentre stavo ascoltando il solito resoconto delle vacanze di qualcun altro. Situazione classica: pausa caffè, colleghi, uno appena rientrato da una vacanza nel Mar Rosso. Si prende il caffè, le solite scenette: io ho finito la chiavetta, aspetta te lo pago io, a me niente caffè che stamattina ne ho già presi tre. Il solito, insomma. Poi tutti in cerchio a girare il caffè in bicchierini di plastica color marrone, guardandosi le scarpe. Il vacanziero, unico abbronzato in questo maledetto inizio di caldissimo luglio, l’unico che si è già potuto permettere le vacanze, dissimula l’attesa facendo un po’ il vago, ma non aspetta altro che la domanda. Che puntualmente arriva.

“Allora, com’è andato il viaggio?”

E subito un fiume di parole sulle bellezze del Mar Rosso, le spiagge bianche, i paesaggi, le donne in vacanza…

“…e poi ho fatto snorkeling, è bellissimo, ho visto delle cose meravigliose…”

Snorkeling? Confessate: quante volte avete sentito parlare di snorkeling negli ultimi anni? Un collega, un amico, un cliente… nessuno vi ha parlato di quante cose meravigliose ha visto facendo snorkeling?

Snorkeling. Non è che mi freghi più di tanto di sentire il racconto della vacanza sul Mar Rosso, l’ho sentito da decine di persone ed è sempre uguale, è come se ci fossi stato pure io ormai, un po’ come la Grecia di Bisio in Rapput. Ma lo snorkeling no.

E sto quasi per farla la domanda, ma mi guardo in giro e tutti annuiscono sorridendo senza mostrare il minimo disagio, danno l’impressione di sapere esattamente di cosa l’uomo sta parlando. Sono l’unico. Snorkeling. E vabbe’, meglio non chiedere, faccio la solita figura del purista italiano che non si abbassa a conoscere le parole inglesi. Mi tocca starmi zitto.

Eppure c’è qualcosa che mi ronza nella testa. Viene da lontano, molto lontano. Io questa parola l’ho già sentita… E mi metto a cercare negli anfratti della mente, nei ricordi di bambino, immagini confuse di strani personaggi colorati… Snorkeling, oggi mi fa venire in mente una roba tipo polipi al naso, ma quando ero bambino? Cosa era? Una favola? No… un cartone animato? Sì! Gli snorky! I cugini sottomarini dei puffi! Quelli che vivevano sott’acqua e avevano una specie di boccaglio sulla capoccia.

Che simpatici che erano gli snorky! Con l’immancabile sigla cantata dall’eterna ventenne Cristina D’Avena e l’obbligatoria collezione di pupazzetti con la forma dei protagonisti (oggi le rappresentazioni plastiche tridimensionali di personaggi famosi e/o immaginari le chiamano action figure o giù di lì, all’epoca si chiamavano pupazzetti).

E con la mente vago nei ricordi di merende con pane e nutella davanti alla televisione a guardare gli snorky, e assumo l’espressione un po’ ebete di chi ripensa ai primi amorini conquistati con un pupazzetto dei puffi (che valeva quanto un diamante!).

Ma poi vedo un movimento tutt’intorno. La ciurma ha finito il caffè e l’abbronzato ha finito i racconti. Si torna a lavoro. Blup! I miei ricordi svaniscono con il suono di una bolla di sapone che scoppia e mentre percorro il corridoio che mi riporterà alla scrivania, guardando il pavimento che scorre lento sotto i miei piedi, comincio a fare i miei conti.

Dunque… gli snorky erano dei mostriciattoli  che vivevano sott’acqua. Ok. Questo tizio è andato a Sharm: lo chiama così, senza aggiungere El Sheikh, manco fosse il quartiere in cui vive da vent’anni. Comunque è andato lì. E lì c’è sicuramente un bel mare. Mi dice che ha visto cose bellissime, tra cui la barriera corallina…

Ma sto snorkeling… sarà mica che sto tizio s’è messo maschera e boccaglio e s’è buttato a mare?!?

francesco abusi di lingua